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Un contributo al pensare. Introduzione al Metodo Strutturale Dinamico.

di Fulvio De Vita

Introduzione

Ringrazio il Movimento Umanista di avermi invitato a questo Festival e di avere questa opportunità di parlare sul Metodo.

Questa sarà solo una breve chiacchierata introduttiva a quello che noi chiamiamo Metodo Strutturale Dinamico, un parolone che spaventa solo ad ascoltarlo. Per questo ho scelto di fare una introduzione al Metodo, più che una vera e propria esposizione completa, in cui ci vorrebbe più tempo e forse una maggiore concentrazione.

Intanto vediamo cosa significa la parola Metodo. Viene dai termini greci metà, che ha il significato di “oltre”, ciò che va al di là, e hodòs, che ha il significato di cammino. Il cammino che va oltre, che va al di là. Il percorso che serve a svelare significati e ad arrivare a un fine o a produrre un risultato.

Se facciamo un salto indietro nel tempo possiamo immaginare come i primi ominidi fossero alle prese con un mondo caotico, informe, senza alcun ordine. Possiamo arrivare ad immaginare come abbiano fatto un grande sforzo, lentamente, per cercare di capire ciò che li circondava, per capire come potevano sopravvivere, come difendersi, come approfittare delle ricchezze naturali, ecc. Così, nella misura in cui avanzava la comprensione del mondo circostante, si sono cominciati a organizzare metodi di caccia, metodi per approfittare meglio dei prodotti della terra, metodi per produrre il fuoco, per cuocere stoviglie di terracotta, e così via fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi il mondo, per la nostra coscienza, non è certo meno caotico di quei lontani momenti, e ancora gli esseri umani, ogni essere umano, si sforza per cercare di capire e mettere ordine in ciò che vede per poter agire.

Se andiamo al significato minimo della parola, vediamo che utilizziamo continuamente piccoli metodi nella vita quotidiana, ormai incorporati. Quando cuciniamo, per esempio, dobbiamo seguire dei passi per raggiungere quel risultato. Quando dobbiamo uscire di casa, per non scordarci niente. Quando studiamo qualcosa, in modo che ci sia ordine nella memorizzazione. Metodi specifici vengono utilizzati nello studio della scienza, nella tecnica e nella filosofia. In sintesi un metodo serve per ampliare la conoscenza del mondo e per poter operare in esso.

Prima di entrare specificamente nel tema del Metodo, però, è necessario fare un passo indietro e capire da cosa deriva un metodo, cosa sta dietro un metodo. Ogni metodo che utilizziamo, sia esso utile ad operare nella vita quotidiana, o a sviluppare studi approfonditi, si basa su un’attività particolare della coscienza: il pensare. Quindi, per capire cosa succede in un metodo dobbiamo fare necessariamente una breve escursione nell’attività del pensare.

Il pensare

Se osserviamo il pensare, ci accorgiamo subito che serve, in generale, per ordinare la realtà. Ovviamente non stiamo parlando di un’attività divagatoria in cui immagini si succedono in una sequenza libera, ma piuttosto di una attività di tipo astrattivo. Ma cosa succede veramente quando uno pensa? Cosa succede esattamente quando, nel continuo trascorrere dell’esperienza a cui ognuno di noi è sottoposto attraverso i sensi e la memoria, appare a un certo punto il pensare, l’analizzare, il capire?

Quello che sperimentiamo normalmente è il continuo fluire dell’esperienza. Sperimentiamo il mondo e noi stessi in continuo movimento. Niente è mai fermo e tutto muta continuamente in un movimento caotico e disordinato, apparentemente senza alcuno scopo. L’attività del pensare ferma, in qualche modo, un istante dell’esperienza, ne congela un aspetto particolare. Certo, nel momento in cui la capacità astrattiva ferma quel attimo, lo immobilizza, l’esperienza continua a fluire e quindi continua a sfuggire alla nostra comprensione. Ma il fatto di essere riusciti a fermare un attimo di esperienza, di fotografarla, per così dire, ci rende possibile osservarla da vicino, analizzarla, guardarla da diversi punti di vista, capire come funziona, come affrontarla, ecc. In pratica il pensare fa, in quel momento, un’attività di differenziazione di un momento dell’esperienza dal resto del fluire. Differenzia, per esempio, questo oggetto particolare, dal resto degli oggetti. Oppure quel ricordo dal resto dei ricordi. Nel fare questo rende possibile il poter osservare quel preciso istante. Per studiare quel determinato oggetto, estratto dal fluire dell’esperienza, continua a fare differenziazioni, osservandone i particolari per esempio, cercando di capire come funziona, di cosa è fatto, a cosa serve, ecc. ecc. Dopodiché inizia a stabilire relazioni. Non sono relazioni qualsiasi, ma relazioni precise. Ossia, differenzia alcune relazioni e ne tralascia altre. Per esempio se dico che due oggetti sono uguali, devo necessariamente differenziare la relazione “uguaglianza” da quella “similitudine” o “diversa” o “contraria”. Così il pensare procede per differenziazioni, cercando di “scovare” i segreti di quel particolare oggetto. Per questo diciamo che il pensare è dinamico, non è statico. E procede per differenziazioni successive fino ad arrivare a una sintesi.

Per fare un esempio storico, gli antichi filosofi greci arrivarono per passi successivi di differenziazione astrattiva, all’idea di Essere. L’Essere è la più grande astrazione prodotta dalla filosofia occidentale, perché è la più ampia. Come sono arrivati a quest’idea. Hanno cominciato a osservare diversi oggetti, a differenziarli dal fluire dell’esperienza per poter capire com’era che funzionava il mondo, per poter ordinare la realtà.. Poi hanno differenziato le loro caratteristiche peculiari e hanno notato che alcune erano differenti da quelle degli altri oggetti, ma altre erano simili o uguali. Allora si sono messi a cercare quali caratteristica erano comuni a tutti gli oggetti e sono arrivati a vedere che la caratteristica veramente comune a tutti era che ogni oggetto è, esiste. Quindi la caratteristica comune a tutto era l’Essere. Vedete come, attraverso differenziazioni successive, separando, sminuzzando, relazionando differenze, siano arrivati a un’astrazione che comprende tutto l’esistente. Una prima grande classificazione del mondo, da cui poi sono derivate altre classificazioni, come per esempio il mondo animale, quello vegetale, minerale, ecc. Tutte astrazioni che sono servite a ordinare il mondo caotico in cui viviamo. Da questa idea di partenza (l’Essere), generata dai cosiddetti pensatori Presocratici, è nata una linea di pensiero che ha fortemente influenzato tutto il pensiero occidentale, fino praticamente ai giorni nostri. Non solo il pensiero in senso filosofico, ma il modo di organizzare il mondo di tutta una civiltà. Quello che all’inizio sembrava un gioco astrattivo di una piccola elite, lentamente si è incorporato come modo di pensare comune e in ogni tipo di scienza. Risulta chiaro, infatti, che proprio questa idea di Essere dei primi pensatori greci, questa massima astrazione, ha permesso di sviluppare un tipo di Logica che ha dato luogo, nel corso del tempo, a una mentalità tecnica risultata molto utile nel progresso umano dell’occidente.

Per ora comunque stiamo solo osservando l’attività del pensare in generale. Certo, se approfondiamo ulteriormente l’osservazione del pensare, potremo notare facilmente come pensare sullo stesso oggetto per due persone diverse, cercando di comprenderne il significato, non arrivi necessariamente allo stesso risultato, anzi, direi che è praticamente impossibile. Ricordate che il pensare è dinamico e che è una costruzione astratta della realtà dipendente da una coscienza, ossia da una struttura intenzionale atto-oggetto. Quindi è necessario, nel momento in cui il pensare tende a un obiettivo comune, ad ampliare la conoscenza, per esempio, o a dare riferimenti per come operare nel mondo, mettersi d’accordo su alcuni principi fondamentali. Quello che è successo nella storia umana è che, secondo la cultura e il momento storico, si sono sviluppati principi diversi per ordinare il pensiero, dando luogo a molti diversi modi di pensare e di strutturare il mondo.

Per esempio, in occidente siamo normalmente abituati a una logica deduttiva, Aristotelica, al sillogismo – Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, quindi Socrate è mortale - , a questa forma un po’ squadrata di pensare e di procedere. Da questa forma di pensare sono nati tutti i principi e le leggi della logica applicati poi a ogni forma di pensiero e di Scienza in occidente. Però in oriente, tanto per fare una comparazione, si è sviluppata una forma di logica chiamata Nyaya, che non si muove con sillogismi, ma piuttosto con successioni di concetti, sempre con l’intento di dare un ordinamento al mondo. Per esempio, sulla collina c’è fumo perché c’è fuoco, c’è fuoco perché c’è calore, c’è calore perché c’è movimento, ecc. È una forma di procedere del pensare molto diversa, molto più morbida, senza contrasti, che a sua volta ha prodotto sviluppi di grandissimo livello. Nel loro caso, al contrario dei greci, non si è potuta sviluppare una forma di pensiero tecnico, non hanno potuto fissare alcuni concetti, in modo tale che si sviluppasse un pensiero scientifico come quello occidentale.

Per fare un altro esempio sul modo di pensare occidentale, per spiegare il movimento delle cose si disse all’epoca, che ogni movimento doveva avere una causa, e ogni causa provocava un effetto. Modo di strutturare il mondo che ognuno di noi può riconoscere in sé stesso e nel mondo che lo circonda. Ma siccome era sempre tutto in movimento, pensarono che doveva esistere da qualche parte qualcosa che dava movimento, ma che non era a su volta mosso da niente: un motore immobile. Tommaso D’Aquino, alla fine del Medioevo, riprese questa idea Aristotelica, per collegare l’idea di motore immobile con Dio.

Quindi abbiamo visto brevemente il funzionamento dell’attività del pensare, la necessità di fissare dei Principi e delle Leggi, e come questo pensare, secondo come si organizzi in base a principi, dia luogo a visioni del mondo anche molto diverse tra loro. È utile sapere tutto questo, per comprendere che quando parliamo di Logica, in genere ci riferiamo a un tipo di logica occidentale, visto che siamo nati in occidente, ma che i modi di strutturare il pensiero variano a secondo delle epoche e dei luoghi in cui si sviluppa e che il pensiero è in continua evoluzione.

E questo serve anche per arrivare al tema del Metodo.

Il Metodo

Nell’ambito del pensiero della storia occidentale, si sono sviluppati molti diversi metodi per avvicinarsi alla realtà. Il metodo Deduttivo aristotelico, il metodo Induttivo o sperimentale, sviluppatosi a partire dal Rinascimento e oggi ampliamente utilizzato nelle scienze fisiche, il metodo Dialettico di Hegel, il metodo Fenomenologico di Brentano e Husserl, tanto per fare alcuni nomi.

L’Umanesimo Universalista ha sviluppato, in base alle proprie basi concettuali e dottrinarie, dei Principi, delle Leggi e un Metodo che hanno il loro fondamento sull’osservazione del pensare, piuttosto che su una concezione dell’Essere, o su una concezione pratica della realtà. Diciamo che se un sistema di pensiero si deve proporre come “regole per il corretto pensare”, non può avere altro fondamento che l’osservazione degli stessi meccanismi del pensare.

Così, il Metodo dell’Umanesimo Universalista è un sistema per pensare correttamente, e si appoggia sulle caratteristiche fondamentali del pensare, che è dinamico e strutturale. È dinamico perché si riferisce a determinati oggetti e nel fare questo ne scarta degli altri, differenziandoli da altri oggetti (come vedevamo prima), in una dinamica continua. È strutturale perché non possiamo pensare senza riferirsi a oggetti e senza lanciare atti che a tali oggetti si riferiscono, in una struttura che è la base dello stesso pensare: la struttura atto-oggetto e coscienza-mondo. Ed ecco che abbiamo il Metodo Strutturale Dinamico.

Il Metodo Strutturale Dinamico si basa su quattro Principi logici che regolano il corretto pensare, (notevolmente differenti da quelli dei metodi classici) e su quattro Leggi Universali, che sono strumenti di lavoro concettuale che applichiamo allo studio dei fenomeni.

Principio di Esperienza: Non esiste essere senza manifestazione. Da questo deriva che non possiamo parlare di ciò di cui non abbiamo nessuna manifestazione.

Principio di Gradazione: Ciò che “è” e ciò che “non è” ammettono diversi gradi di probabilità e di certezza. Il principio indica che le cose non sono “vere” o “false”, ma che si può riconoscere un continuum di probabilità tra “ciò che è” e “ciò che non è”.

Principio di Non Contraddizione: Non è possibile che qualcosa “sia” e “non sia” allo stesso tempo e nello stesso senso. Una cosa può essere differente da sé stessa se cambia il momento o il senso in cui la consideriamo.

Principio di Variabilità: L’essere “è” e “non è” identico a sé stesso a seconda se lo consideriamo come momento o come processo. È simile al principio precedente ma in un altro contesto, e spiega che, considerato come momento, l’“essere” è identico a sé stesso, ma considerato come processo “non è” identico a sé stesso.

Legge di Struttura: “Niente esiste isolato, ma in relazione dinamica con altri esseri all’interno di ambiti condizionanti”.

Legge di Concomitanza: “Ogni processo è determinato da relazioni di simultaneità con processi dello stesso ambito e non da cause lineari del movimento precedente da cui proviene”.

Legge di Ciclo: “Tutto nell’Universo è in evoluzione e va dal più semplice al più complesso e organizzato, secondo tempi e ritmi ciclici”.

Legge di Superamento del Vecchio ad opera del Nuovo: “La continua evoluzione dell’Universo mostra il ritmo di differenziazioni, combinazioni e sintesi ogni volta di maggiore complessità. Le nuove sintesi accolgono le differenze precedenti ed eliminano materia ed energia qualitativamente non accettabili per i passi più complessi”.

Non entreremo oggi nello specifico dei Principi e delle Leggi dell’Umanesimo Universalista. Ci basti sapere, per ora, che Principi, Leggi e Metodo configurano un sistema. Quindi mantengono tra di loro una relazione armonica e coerente. Le Leggi, derivate dai Principi, ci danno l’inquadramento concettuale, mentre il Metodo ci permette di migliorare la comprensione dei problemi e di essere lo strumento di trasformazione di colui che lo sta utilizzando.

Facciamo quindi una rapida escursione nei passi del Metodo.

1. La Domanda. Si delimita il problema, si formula la domanda e si definisce l'Oggetto di Studio e l’Interesse. Vedete come qui si inizia, per poter procedere correttamente, da una differenziazione chiara. Qual è il problema, differenziando da tutti gli altri problemi che ci si pongono. E quindi, subito dopo, qual è la domanda. In base all’esatta definizione della domanda si definisce l’oggetto che dobbiamo studiare e soprattutto con quale interesse. Nel Metodo in realtà, l’oggetto e l’interesse sono una struttura unica: oggetto-interesse giacché essendo il pensiero strutturale non si possono separare i due termini. Per capire meglio questo punto importante nell’ambito della fenomenologia, si era soliti fare un esempio. Se c’è un foglio di carta sul tavolo e qualcuno chiede di descriverlo a diverse persone, queste lo descriveranno secondo un modo, un’intenzione, un interesse particolare per ognuno. Per esempio il primo lo potrebbe descrivere dall’interesse della sua utilità (ci si può scrivere sopra delle note, un racconto, la lista della spesa, ecc.); il secondo lo potrebbe descrivere dall’interesse della sua composizione (di che materiale è fatto, che forma ha, ecc.); il terzo dal punto di vista della possibilità di fare un bel disegno (quindi la rugosità della superficie, l’estensione, ecc.). Come vedete, modificandosi l’interesse si modifica l’oggetto, l’oggetto non è più lo stesso.

2. L'Analisi. Si definisce l'inquadramento dell'Oggetto di Studio (Studio in Statica) e si sviluppa la triplice analisi di Processo, Relazioni e Composizione (Studio in Dinamica).

Ecco che si entra nel vivo dello studio dell’Oggetto. Prima di tutto, staticamente, si vede cosa c’è intorno all’oggetto (secondo una delle Leggi Universali che è la Legge di Struttura), in quale contesto è inserito, quali sono gli elementi che ne fanno parte, ecc. Come vedete, sempre procedendo per differenziazioni. Poi in dinamica si vede il suo Processo (secondo la Legge di Ciclo e quella di Superamento del vecchio ad opera del nuovo), da dove viene e dove va, quale influenza ha su altri oggetti simili che lo circondano e quale influenza hanno questi su di esso. Alla fine quali sono le dinamiche all’interno dell’Oggetto stesso. Ossia continuando a fare differenziazioni e relazioni tra differenze.

3. La Risposta. Si elabora una sintesi e con essa la risposta alla domanda dalla quale si era partiti, giungendo ad una conclusione che chiarisca il problema e permetta di generare modelli per l'azione.

Per ora ci sembra che sia sufficiente e ci fermiamo qui.

Un’ultima osservazione da fare, prima di concludere, è che un metodo, e in particolare questo Metodo, non è una macchina per fare bulloni. Abituati come siamo alla tecnologia, in cui sono importanti i procedimenti ma non i principi, potremmo affrontare il lavoro metodico come se fosse una macchina in cui si inserisce il problema e viene fuori la soluzione. Una specie di calcolatore potente che ci dà ogni risposta. Il Metodo è costruito come appoggio a chiunque sia interessato a studiare, a sviluppare nuove conoscenze, a generare azioni nel mondo in modo coerente, affinché il pensare si sviluppi in modo integrale, in modo strutturale e dinamico.

Grazie a tutti.

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eventi/festival09/fulvio.txt · Ultima modifica: 2013/02/10 14:23 da fulvio