Open Source... Umanista

Vito Correddu e Gianluca Frustagli

“Open Source – Storia di una rivoluzione silenziosa” -Libreria Assaggi, Roma
30 Marzo 2011

Dallo sbarco dell'uomo sulla Luna si è aperta una nuova epoca: un'epoca in cui finalmente l'umanità si è “vista” da “fuori” come un solo soggetto. Questa è l'epoca in cui i vecchi paradigmi culturali, che ponevano l'individualità come una monade invalicabile, stanno lasciando il posto a una sensibilità in cui l'individualità si sviluppa proprio quando si relaziona e “s'interfaccia” con altre individualità. Viviamo in un'epoca in cui l'individualismo schizofrenico non ha più vie d'uscita e finalmente si affacciano all'orizzonte nuovi modi d'intendere l'essere umano, i rapporti sociali, il progresso, la natura. Siamo passati infatti da una situazione in cui i pionieri prima e gli imprenditori poi si muovevano in un mondo aperto (percepito come sconfinato e ricco di risorse da utilizzare a piacimento), a una situazione in cui il mondo viene percepito come “chiuso” e le fazioni in concorrenza devono lottare per accaparrarsi le limitate risorse disponibili. In questa situazione il modello di comportamento competitivo perde ogni -ancorché parziale- capacità di contribuire al progresso collettivo e il particolare modello individualista, che si era sviluppato nel panorama precedente e in cui gli altri vengono concepiti come strumenti per realizzare un certo scopo e la loro intenzionalità annullata, continua ad esprimersi per inerzia.

Nel passato ci sono stati periodi in cui ogni avanzamento tecnologico (prima di arrivare ad essere disponibile e trasformabile da tutti) doveva essere custodito, segreto e accessibile a pochi. Pensiamo a cosa può aver significato il passare dal bronzo all'acciaio, dalle balestre alla polvere da sparo, dalle tavolette di argilla di epoca sumerica alla carta stampata di Gutenberg, dalla produzione di indumenti in cotone al baco da seta cinese… fino a giungere ai nostri giorni, quando vediamo che si protegge col copyright ogni sorta di scoperta tecnologica, fino ad arrivare all'assurdità (perpetrata da una nota azienda) di pretendere di brevettare persino un particolare colore… . In ogni campo il progresso tecnologico è da molto tempo sinonimo di potere e quel potere non può essere condiviso. È un potere che deve rimanere nelle mani di pochi per alimentare quella spirale di violenza che oggi caratterizza il mondo in cui viviamo.

Storicamente osserviamo, invece, che nell'ambito della ricerca scientifica “di base” la tendenza alla monopolizzazione del sapere si è fortemente ridotta nel corso degli ultimi secoli (anche se si deve comunque sempre fare i conti col modello competitivo-individualista imperante). Così non possiamo fare a meno di ipotizzare che l'invenzione del WEB da parte di Tim Barners Lee abbia fornito qualcosa di più dello strumento tecnico che ha enormemente facilitato lo sviluppo del fenomeno dell'Open Source Software1 e di altri importanti fenomeni concomitanti. Si può ritenere che abbia soprattutto esportato, verso l'intera collettività, un modello di condivisione della conoscenza, di cooperazione e comunicazione, che è proprio del ristretto ambito scientifico di provenienza; quel piccolo mondo a sé stante costituito dai laboratori del CERN. L'Open Source è così diventato un valido esempio di fenomeno di intelligenza collettiva che contribuisce efficacemente al progresso comune.

Riteniamo quindi che, come in altri momenti della storia quando matematici, scienziati, filosofi, artisti e poeti hanno anticipato nelle loro opere le successive linee di sviluppo di intere civiltà, l'Open Source manifesti al suo interno degli elementi caratteristici che, insieme ad altri, troveranno un loro pieno sviluppo nella futura civiltà che soppianterà l'attuale. Quella prima civilizzazione planetaria che noi umanisti chiamiamo la Nazione Umana Universale.

Il mondo dell'Open Source ha compiuto, nell'ambito della produzione di software, quella rottura definitiva con molte delle credenze che hanno caratterizzato il progresso tecnologico e i rapporti economici. In questo senso è rivoluzionario. È rivoluzionario perché supera non solo quei monopoli economici che derivano dal protezionismo del sapere tecnologico, ma abbatte anche gli stessi monopoli del sapere. Non è più necessario disporre di un'organizzazione centralizzata per avanzare con un progetto. Nell'ambito della Comunità Open Source (che proprio così si autodefinisce) osserviamo che ogni forma centralizzata, che manifesti interessi divergenti dalla comunità, limita il progetto stesso, lo imprigiona in un presente che si fa inevitabilmente passato. Nell'Open Source invece il divenire è la costante, è la sua prerogativa peculiare. Questa tensione al futuro, questo (relativo) non lasciarsi schiacciare dalle logiche di potere, gli permette di contribuire all'accelerazione tecnologica con futuribili di enorme portata.

L'Open Source quindi è portatore di un valore fondamentale che è quello della libertà. Non solo libertà di produzione, ma anche libertà nella conoscenza. Una conoscenza che ha come fine ultimo il benessere dell'essere umano.

La libertà che si esprime nello sviluppo dell'Open Source si allontana dal concetto kantiano in cui la libertà dell'individuo termina laddove inizia la libertà dell'altro. Non è una libertà definita in forma oppositiva, nel senso che non viene messa enfasi su ciò che dovrebbe limitarla, ma piuttosto su quali siano il suo ambito e le sue potenzialità. E non costituisce un campo in cui si pongono implicitamente le premesse in base alle quali, alla fine, alcuni si fanno “interpreti” della libertà di tutti gli “altri”. Nell'Open Source la libertà si esprime come superamento delle condizioni di disagio in sé e nell'altro. In questo senso l'Open Source è etico.