Annuario del Centro Studi Umanista Mondiale (1994)

LO SPIRITO UMANISTA NELL'ISLAM di Taufik Ibrahim

Istituto Latinoamericano di Mosca, 24 novembre 1993

All'interno della cultura musulmana si svilupparono diverse forme di umanesimo: una forma individualista, una universalista, una laica ed una religiosa. Quest’ultima si rivelò in maniera più chiara nel sufismo - vale a dire il misticismo musulmano - e le sue radici affondano nel Corano, che è la Parola di Dio, e negli Hadith, ovvero nei detti del Profeta Maometto. Più avanti ci soffermeremo su alcune idee umaniste tratte da queste fonti della rivelazione divina.

Nella versione musulmana dell'universo l'essere umano non è soltanto una delle più perfette creature; egli rappresenta lo specchio nel quale si osserva Dio stesso. “Io”, dice il Creatore, “sono stato il tesoro nascosto e voglio essere riconosciuto: per questo ho creato il mondo”. All'inizio, però, prima che l'essere umano fosse creato, il mondo sembrava uno specchio non levigato. Ogni cosa in esso contenuta rifletteva uno degli infiniti “nomi” del Dio, uno degli aspetti dell'Assoluto. Prese tutte insieme nella forma dell'Universo, le creature consistevano in qualche cosa di intero che corrispondeva alla coscienza dell'Assoluto, alla coscienza di sé stesso. Ma, senza l'essere umano, l'universo non può rappresentare qualche cosa di intero, di autentico: è solamente l'uomo colui che sintetizza tutte le forme dell'essere, è solamente l’uomo che plasma in sé l'integrità del mondo, e - il che è più importante - solamente l’uomo è in grado di prendere coscienza di questa integrità. L'uomo, l'Adamo si è fatto vero, “uno specchio levigato”, nel riflesso divino. Nell'uomo, attraverso l'uomo, il Dio Assoluto arriva a prendere coscienza di sé. L'uomo occupa il luogo centrale nell'universo perché egli è la causa dell'apparizione del mondo: “Se non fosse per te, io non avrei creato il cielo”.

E più ancora l'uomo, concordemente con una delle leggende del profeta, serve da paradigma che genera il modello del futuro universo. Ecco dunque che l'uomo non è la copia in miniatura dell'universo, il suo microcosmo, bensì è il mondo stesso a rivelarsi come riflesso dell'uomo, come macroantropo. Nel racconto coranico della Creazione dell'Uomo, dell’Adamo, si dice che “il Dio dette al primo uomo la figura che era stata composta nella maniera migliore”. In uno degli Hadith si precisa: “Dio creò Adamo a propria immagine e somiglianza”. L'essere umano assunse una delle dimensioni divine quando il Creatore, sempre secondo il Corano, “gli diede una parte del suo spirito”.

L'uomo, che è fatto a immagine di Dio e che partecipa dello spirito di Dio, fu inviato da Dio per fare da Ministro o Califfo sulla Terra, e fu così che Egli lo pose al di sopra delle altre creature che la popolano. Per sottolineare con particolare enfasi lo status dell'uomo nel mondo il Creatore inviò gli esseri supremi, gli angeli, a rendere omaggio al futuro Re della Natura. Gli angeli adorarono l'uomo. Adamo, secondo una delle versioni, meritò questo genere di onore per aver dimostrato la superiorità della propria conoscenza rispetto a quella degli angeli. Essi non poterono dar nome alle cose, e Adamo dette i nomi alle cose. Dopo di che, è detto in uno degli Hadith, Dio si rivolse agli angeli e disse: “Ora è chiaro che Adamo è colui che sa e che voi siete coloro che pregano, e uno solo che sa èé infinitamente migliore di migliaia che pregano. Ovunque sia chi prega, questi dovrà riconoscere la supremazia di colui che sa”.

In tal modo, per quanto a prima vista possa sembrare un po' paradossale, l'antropocentrismo musulmano incontra e sposa una delle idee umaniste: il riconoscimento della ragione umana come valore supremo, con un accento speciale sulla supremazia del sapere rispetto alla pietà.

Il primato dell'intelletto, della sapienza, lo si ritrova nei seguenti discorsi del Profeta: “La riflessione di un'ora è migliore del servizio di settanta anni”; “Sicuramente l'inchiostro dei saggi è più prezioso del sangue dei martiri”. Nell'Islam il prestigio della conoscenza è molto più grande che in qualsiasi altra civiltà: è con questa deduzione che termina il libro Il trionfo della saggezza (Knowledge triumphant) del noto orientalista nordamericano F. Rosenthal.

E' necessario ricordare come nel racconto coranico della creazione dei primi esseri umani sia assente un dettaglio quale la creazione di Eva dalla costola di Adamo. E’ per questo che nell'Islam nessuno si poneva questo genere di domande, domande che i teosofi cristiani discutevano nei loro concili: se la donna sia un essere umano e se possieda un'anima. L'antropologia coranica non era terreno fertile per trarre conclusioni sulla forma metafisica, secondaria, della donna quali le seguenti: se Adamo fu creato prima di Eva la donna dovrebbe stare sempre zitta, e non può insegnare, come affermò San Paolo; e non può essere testimone, né giudicare, come disse Sant'Agostino. Secondo uno degli Hadith Eva fu creata insieme ad Adamo ed era sua sorella gemella. Nella tradizione musulmana troviamo altre leggende a questo proposito, che riportano la versione biblica della creazione di Eva dalla costola sinistra di Adamo. Ma nelle parole del Profeta questa leggenda assume un altro senso, diretto non contro la donna bensì in sua difesa: “Ella è stata creata da una costola curva e perciò, qualora la volessi tenere più dritta, potrebbe succederti di spezzarla”. Nella storia coranica del peccato dei primi esseri umani non si trovano motivazioni a favore dell'antifemminismo: non c'è alcuna traccia del ruolo di Eva come la prima a violare la proibizione divina di mangiare il frutto dell'albero, né del fatto che sia stata lei la prima a cedere alle tentazioni di Satana.

Ancor più sostanziale, dal punto di vista della prospettiva umanista, è il modo in cui la tradizione islamica sminuisce il significato del peccato originale riducendolo solamente ad un piccolo errore. Adamo, secondo il Corano, si limitò a dimenticare il Volere Divino, per poi pentirsene. Dio accettò la sua penitenza “E lo avvicinò a sé e gli indicò la retta via”. Possiamo leggere la fuga di Adamo ed Eva dal Paradiso non come un castigo bensì come una possibilità data all'uomo di guadagnare, con il proprio lavoro in Terra, il paradiso della vita futura.

Come possiamo vedere è completamente estranea all'Islam l'idea del peccato originale come di un grande crimine che modificò sostanzialmente l'integrità degli uomini e che, in particolare, li privò della loro somiglianza con il Dio, così come gli è estranea l'idea della responsabilità che ricade su tutte le generazioni future. Secondo gli studi islamici l'essere umano è per sua natura innocente: non nasce soltanto puro e senza peccato ma anche credente, ed è solamente l'influenza dell'educazione e dell'ambiente a trasformarlo in qualche cosa di diverso. Il Corano non contiene informazioni sui ben noti castighi cui secondo il racconto biblico furono sottoposti, in conseguenza del peccato originale, i primi uomini e successivamente i loro discendenti. In particolare, secondo l'Islam, “guadagnare il pane con il sudore”, e mantenere così la propria famiglia, non è il castigo per il peccato originale: al contrario, è una delle azioni più devote. Come si può leggere nei detti del Profeta: “Ci sono altri peccati, per redimere i quali si può solamente guadagnare il pane quotidiano” o, secondo un'altra versione: “grazie al lavoro, mantenere la famiglia”. Anche “partorirai i tuoi figli con dolore” non è un castigo per Eva e insieme a lei per ogni donna in generale; al contrario si tratta, secondo l'Islam, di uno degli atti più grandi di sacrificio di sé. Secondo il Profeta il Creatore stabilì che ogni qualvolta una donna, durante il parto, soffrirà, si terrà conto delle sue sofferenze e la si premierà, poi, come una martire divina. Se il parto si sarà concluso felicemente, le saranno perdonati tutti i suoi peccati precedenti, perfino qualora siano stati molti, quand’anche siano stati tanti quanti la schiuma del mare. Inoltre, se una donna morirà durante il parto, sarà considerata una martire e resterà in Paradiso fino all'ultimo giorno, quello della resurrezione, quando potrà riunirsi a suo marito, superando, per di più, per settanta volte le donne del Paradiso, le urì. La glorificazione della donna madre trovò la sua più chiara incarnazione in un altro passo del Profeta: “Il Paradiso si trova sotto i piedi delle madri”.

L'orientamento umanista della fede musulmana si rivela con particolare chiarezza nell'attenzione continua posta negli interessi terreni e nelle necessità dell'uomo: “Il migliore tra voi”, dice il Profeta, “non è colui che rifiuta il terreno a favore del divino o viceversa, ma colui che attinge da entrambi”. E' nello spirito del dettato coranico “non proibire i beni permessi da Dio”. Il Profeta ammoniva tutti a non essere estremisti nell’adempimento degli obblighi religiosi. Egli rifiutava la devozione esagerata che si riflette, tra l'altro, nel rinunciare ai beni terreni ed ai piaceri. E’ ben nota, a questo proposito, la sua reazione estremamente negativa di fronte alla decisione di un musulmano che aveva fatto voto di celibato: “Tu hai deciso di essere un seguace di Satana oppure vuoi essere un monaco cristiano; fallo dunque apertamente, se è quel che vuoi fare. Se sei uno dei nostri allora devi seguire le nostre usanze, che comprendono la vita nel matrimonio”. Nella sua forma più laconica la posizione antiascetica del Profeta si rivela in una regola molto diffusa: “Non ci sono monaci nell'Islam”.

Affermando l'erotismo che ama la vita l'Islam ripudia il timore nei confronti della carne e rifiuta di vedere la vita sessuale come peccato, come macchinazione del Diavolo. “Quando i coniugi si accarezzano”, dice il Profeta, “Dio li guarda con uno sguardo pieno di bontà”. La connotazione umanista dell'etica sessuale dell'Islam risiede nel sottolineare come il ruolo della donna all’interno delle relazioni intime sia quello di soggetto in condizioni di eguaglianza. Il marito ha il dovere di essere attento alla soddisfazione dei desideri sessuali di sua moglie. In una delle lezioni del Profeta si dice: “Non gettatevi sulle vostre donne come fanno gli animali; costruite un ponte fatto di dolci parole e di baci”.

L'Islam non diffondeva tra i suoi credenti una visione apocalittica, basata sul timore costante di imminenti catastrofi. Per quanto il carattere ineludibile della fine del mondo non manchi di essere sottolineato, + anche detto che “Bisogna sforzarsi in questa vita come se essa fosse eterna”.

Uno degli aspetti dell'umanesimo musulmano è strettamente in rapporto con una forma particolare di amore per l'essere umano: la bontà divina. “Nel nome di Dio, benevolo e misericordioso”: con questa formula si aprono sia il Corano che ciascuno dei suoi centoquattordici capitoli. Il Dio coranico si propose di essere misericordioso: terminata che fu la creazione delle creature, racconta uno degli Hadith, il Creatore scrisse queste parole e le mise sul proprio trono: “La mia misericordia è più grande della mia ira”. In un altro Hadith si afferma che Dio, dopo aver creato la Misericordia, la divise in cento parti uguali. Una di queste parti la distribuì fra tutte le creature: è per questo che di questo mondo fanno parte tutte le forme di amore, affetto, pietà e compassione. Le altre novantanove parti Dio le tenne per sé e le distribuirà fra la gente nel Giorno del Giudizio Finale. Dio, si dice nel Corano, può perdonare tutti i peccati, senza eccezione. Solamente coloro che ignorano la dottrina non credono nella Misericordia Divina: “Su di Lui, che ha la mia anima nelle sue mani”, disse una volta il Profeta, “giuro che, se voi non commetteste peccati, il Supremo ne creerebbe altri affinché pecchino, si pentano e ricevano il suo perdono”.

La rivelazione più chiara dell'amore di Dio per gli esseri umani, e della sua indulgenza nei loro confronti, si trova nell'ordine da Lui stabilito e in base al quale tenere il conto delle azioni. “Se l'uomo ha l'intenzione di commettere una buona azione, essa viene contata come una buona azione. Se l'uomo porta a compimento questa buona azione, essa vale da dieci a settecento buone azioni. Se l'uomo ha intenzione di commettere un'azione cattiva, non se ne tiene conto. Dopo che l'azione cattiva è stata commessa, essa viene conteggiata come un’azione sola”. Inoltre un peccatore pentito può sempre contare sul perdono divino, come disse il Profeta: “Dio si rallegra di più per la penitenza del suo schiavo di quanto non faccia tu per il ritrovamento insperato di una cosa persa”; “A colui che si avvicina a Dio di un passo, Dio gli si avvicinerà di cento passi; laddove uno gli andrà incontro camminando, Dio lo farà correndo”.

Non è mai tardi perché un peccatore si rivolga a Dio per chiedere il Suo perdono. Quando mandò Adamo sulla terra Dio gli promise: “Non chiuderò mai le porte della mia Misericordia davanti alla penitenza dei tuoi discendenti, quand’anche essi non si pentissero che nell'estremo istante”. Tuttavia il peccatore che non abbia trovato il tempo di pentirsi durante la sua vita non deve perdere le speranze di salvezza poiché coloro che, nel giorno del giudizio finale, saranno condannati alle sofferenze dell'inferno potranno contare sull'aiuto degli angeli, dei profeti, dei saggi, dei martiri, e perfino degli abitanti “semplici” del Paradiso.

Va poi fatta una speciale menzione del diritto dato ai bambini di difendere i propri genitori. Il bambino innocente, che per sé ha la salvezza garantita, rifiuterà di andare in Paradiso da solo: perciò, aggrappandosi alle vesti dei propri genitori, condannati per i loro peccati, con il permesso di Dio li porterà con sé in Paradiso.

Ma anche coloro che andranno all'inferno, dopo avervi scontato la propria condanna di peccatori verranno infine liberati. Questo lieto fine spetta per primi ai musulmani - nel senso stretto della parola, i seguaci di Muhammad - e, in un senso più ampio, ai monoteisti in generale. Seguono tutti coloro che possiedono in cuore una briciola di fede; e infine, secondo l'opinione di quasi tutti gli interpreti del Corano, a tutti i peccatori che abitano l'inferno.

Nessuno deve disperarsi. Tutti possono contare sull’indulgenza, persino gli ultimi peccatori e quell’acerrimo nemico di Dio che è Satana. Non è forse detto nelle Scritture: “La mia pietà è universale”?